Premi literari 2011

ausencia

Primera classificada
Assenza, d’Angela Laborante

albero, albero, albero
un viale in pendenza
ed una casa non dichiarata, in salita.

Abusiva io
scendevo le scale
una ad
una
e guardavo davanti a me
me, estradata al muro dall’ombra di fianco.
Squadravo
lenzuola dimenticate a fili appese,
prese dalla pioggia al vento arrese,
le case 1,3,5,7 tutte dispari, tutte a schiera,
irreparabilmente
per il mio occhio che cercava
lo spiraglio estemo, o
perlomeno un passaggio breve
a domani. Non v’era verso:
solo il ritorno d’un tubo che
vagava in alto senza senso
nero al cielo fitto di nuvole,
portava fumo al mio passato.

Era evidente che divagavo
io e il blocco di rondini sventate
si dilungavano nel cielo.
Cielo spesso
pesante ci murava.

Ora legale,
piatta e senza ombra, risalgo le scale
due alla volta:
con saltello
e
senza.

tronco/reciso, tronco/reciso, tronco/reciso
un viale in salita
ed una casa accatasta, in discesa.

 

gafas2

Segona classificada
“Tolgo gli occhiali” d’Anna Maria Cardillo

Tolgo gli occhiali,
Da me li appoggio
più lontano che posso
e subito oggi
torna ad essere
un giorno normale
uguale a ieri
e fors’anche uguale
a un uguale domani.
Anche tu mi appari
uno qualsiasi,
compagno solo di strada,
consueta presenza del tempo.
E il cielo non è che aria
e il mare acqua soltanto
e le parole suoni
senza lame e coltelli
che in aria ammutoliscono sospesi.
Anche la solitudine
non mi fa più paura:
ché non ha né vuoti né mancanze
quella di quando
veramente sei solo.
Tolti gli occhiali
non vedo i tuoi pensieri
né i silenzi,
né più leggo nei miei,
né scavo dentro l’anima,
né scrivo versi
e non amo e non odio,
né ho più voglia di fuggire altrove
perché anche l’altrove
sfuma insipido nel vento.

Rotti gli occhiali
solo respiro
e davanti allo specchio
credo perfino
di non saper più piangere.

 

artist

Tercera classificada
Dal diario di un artista -“Inchiostro Divino” de Iannetti Raffaella

Pregnante,
il getto
scompone,
s’allarga pungente
corrompe,
sconvolge,
scende quel nero bagliore,
nel profondo….
trafigge.
Buio sgorgò il tratto
Violento si fece quell’eterno dolore
Paingente l’animo materno.
Imprevedibile l’angoscie dell’astratto,
inconsapevole la paura dell’avvento.
Sulla tela permea
l’oscuro,
penetra,
s’impone
quell’Eclissi Divina, irradiandosi
In un policromo nunciare
Di vita
Di morte
Di supplica.
A Te, solo
l’Alto è dato:
è la Croce su un cielo contaminato.
Lo spazio negato in Te solo
si è manifestato
e contrasta il piano,
coinvolge l’intorno,
l’interno.

AllontanandoTi, Ti ritrai, Macchia Divina
e vertigine è nell’anima profana.

Author: Spiragli

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